giovedì, 24 giugno 2004

Paura di rinascere

Chi tace giudica la mia frustrazione nel modo peggiore rispetto alle parole di mille giudici. Sono stanco di dipingere il domani con pennelli consumati e tempere diluite in pozzanghere. Non sopporto la tristezza, affabile amica di sempre, mia amante carnale, sposa ribelle e sovrana. Essa tange troppo spesso le mie parole ed è così che mi stanca, con la sua insistente padronanza di una lingua che oscilla tra l'oblìo e la realtà. Penso che l'estremo saluto a Lei abbia apportato modifiche sostanziali al mio futuro e questo, lo confesso, mi eccita ma al tempo stesso mi morde la sensibilità. Paragono quello che è stato tra di noi ad un vortice di emozioni che piano piano è divenuto tempesta di sentimenti contrastanti. E' forse troppo l'amore..tanto da non poter più guardarmi allo specchio e dire :"Perchè rifletto solo un'immagine?". E forse anche l'odio è stato abbastanza spudorato tra noi, vittime di errori madornali dettati dalla paura di soccombere l'uno all'altra e viceversa. Devo riflettere su ciò che la sua vita mi ha portato a sentire, emozionando tra paure e delusioni di estrema bellezza e rarità. Mi sento come un viandante capitato nel posto più sperduto di una qualsivoglia campagna lucana, costretto a dover scegliere tra strade di un bivio già incontrato nel passato. Non so cosa sia giusto od errato provare in questi giorni e nemmeno voglio prendere nota di quello che è il mio attuale stato confusionale: solo in mezzo alla nebbia che l'estate ha spazzato via, legato a questo fango invernale che sa di ricordo ammuffito cerco un punto che termini quest'ennesima frase dell'esistenza. Piango e sono sveglio mentre la paura si prende gioco di me e so per certo che da solo dovrò abusare di questa irrequietezza che mi rende, ancora una volto, vuoto intorno al mondo.  

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giovedì, 17 giugno 2004

Like the Winter

 

Caldo ansiolitico di questa carità in un simposio di beneficenza. Scompongo e ricompongo quelli che sono i pensieri adulatori di quest’ altra giornata, passata a rimembrare..rievocare..resuscitare quasi un intero esercito di frammenti mnemonici cosparsi di cenere. Non accetto che mi si imponga l’ascolto di problemi esistenziali altrui senza un minimo di riconoscenza verso il mio dolore. Esso è speranza, gioca con la vanagloria di un ciclo che si ferma ad intermittenze giornaliere. Su tutto questo io ci sparo con la noia, amante e amica refrattaria di uggiosi pomeriggi passati dietro una finestra dipinta ad arte, mentre un insetto passeggia sulla mia bocca rotolando nell’oscuro. Luce accattivante che è lì ad aspettarti e subito dopo, repentinamente, ti volta le palpebre e si rinchiude nell’anonimato che non cessa di pedinare l’esistenza. Passa e giace questo sentimento di vacuità in un sentiero nascosto dalle foglie di un albero che ha smesso da tempo di piangere. Sono una pianta senza fusto e con i rami malandati, mi nutro di filosofia ed evacuo poesia in questo cesso sparpagliato. Simboli naturali e foglie di pietra scarabocchiate dal vento e lucidate dalla pioggia. Assuefazione meditata di un’abitudine quasi immortale, sicuramente immorale e poco consona alle relazioni. Cibo di un verme le mie carni sottointese e vengono servite in un piatto regale bagnato da vivaci calici di dispersione aspra di bellezza. Bellezza, io ti cerco nell’immondizia e ansimo di piacere quando ti scopro più puttana di una giostra. Aspiro ciò che di te si può aspirare e ficco questi denti nel tuo inguine sinuoso. Potavamo un giardino, quel giorno…ricordi??Assenze mai registrate di un’ennesima lezione di esistenza.

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mercoledì, 16 giugno 2004

Apocaliptyc Jumping

Nervi tesi come braccia tese al mondo ma subito ritratte: questa è la sopravvivenza nel mondo apocalittico che ci configura come macchine. Siamo tanti, miliardi di equazioni cerebrali sviluppate da ogni singola esistenza che si fa spazio a suon di argomenti nella vita. Siamo efficienti e al tempo stesso numerosi ma ci rinchiudiamo in schemi altamente metafisici ma mai empiricamente costruiti. Guerre e carestie, disastri ed ideologie fanno da guardia a questo precario equilibrio esistenziale e a volte mi sembrano essere le soluzioni migliori a tanta diversità che ci rende calorosamente tutti cattivi nei confronti degli altri che ci sorpassano sulla strada di un tramonto che minaccia di sospenderi tra cielo e terra perennemente, senza lasciarci respirare una salutare aria pulita che le stelle generano con la luce di cui sono fatte. Estremita sensoriali ci catturano fermamente e tendono a sopprimere ciò che di puro e incontaminato vive, in silenzio, nelle nostre radici. Siamo alberi abbattuti di una foresta che ancora non soccombe e siamo rami spezzati un albero di questa foresta ingarbugliata. Tentiamo di fare il bene tramite parole seguite da azioni che edificano il nuovo terreno sul quale gettare il seme del nuovo mondo e ci spingiamo sempre più in là, dove il sole non arriva, lì dove la mente ha paura di ritrovarsi nuovamente da sola ed indietro rispetto alle altre. Tremolii a fasi alterne sbucano dalle nostre mani e la forza del nostro ingegno è la causa della morte e della rinascita di questo equilibrio che altrimenti morirebbe affamato.

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mercoledì, 16 giugno 2004

Schizofrenici pensieri

Notte di fango, notte di freddo, notte solitaria in cui un'ombra ti fa da paravento per la solitudine che avanza imperterrita dentro la mente...dentro ciò che mi rapporta al mondo. Dispersione di un canto agonizzante, di una musica che rimbomba nello stomaco senza mai finire e salici piangenti che contornano questo piatto vuoto e già consumato. Notte di tempesta che è valico montano di frontiera tra città e paese, tra nord e sud, tra te e me. Divisi e solitari vaghiamo per le sue strade chiedendoci di restare univocamente appesi ad un sogno che non si affanna a divenire realtà e non sforza la sua voglia di essere reale. Sento un vuoto dentro di me e lei è ancora qui...dovrei gettarla nel fango e sbatterla in un pozzo senza fondali sentimentali, piangendo nel buio per la paura di veder ritornare la luce che spoglierebbe le tenebre della loro compagnia. Svezzo questa relazione che diviene ferimento, guerra e pace di un animo poetico che perisce fra le braccia della realtà. Verità disciolte in un acido che funge da lacrima del sentimento, pianti antichi che rievocano ciò che non si dovrebbe ricordare, quello per cui si è quello che ci si sente adesso. Piagnistei inutili rinchiudono nella tomba dell'oblio il sarcasmo dell'odio che deride fra la nebbia questo folle gesto di amore. Non mi va di accettare tutto passivamente, rendendo così vulnerabile il mio cinismo e decido di scappare fra le braccia della dimenticanza, cancellando dati di memoria che condizionano il mio sonno notturno. Vorrei spegnere la notte, vorrei accecare la luna cosicchè non illumini questi incubi che una notte culla dolcemente nella mia testa. Paura e sentimenti come sesso e violenza....procreare un altro ciclo è l'obiettivo principale di questo remake mal riuscito e non riesco a recepire nessun colore per via del buio che copre la visuale della mia staticità ossessiva nei confronti di lei, donna che spesso rianima il mio orgoglio ma che puntualmente uccide i miei deisideri. Ciò si trasforma in continua agonia, frammentata da attimi di ludica convivenza di beni in contrasto. Paura nella notte, buio accecante, luna appassita..è mai questo un campo di fiori di tempesta che lentamente appassiscono..?? 

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mercoledì, 16 giugno 2004

Simposio di birra.

Non sono ubriaco nè tantomeno sono vittima di fumi serali. La tosse imperversa in questo silenzioso anfratto di realtà e non mi chiedo il perchè di una sera senza morale. Batto strade di una ipotetica via, guardo nella mia mano e scorgo sputi di poesia che mi umidificano le dita. Sono una sigaretta fumata e vengo schiacciata in un posacenere trasparente: la mia vita è visibile ed io non la voglio coprire. Il fuoco che metafora sarà mai? Non mi va di leggere la notte su questo libro illuminato e allora penso di riscrivere il copione a lume di candela, lontano da grida di donne ansimanti e vicino a donne della mia fantasia. Moto circolare di un pensiero che assurge al soffitto e come sempre bloccato dalle mura secondine di questa stanza. Mi sento prigioniero di un desiderio e carnefice di tanti sogni ma la più bella conquista è vedermi allo specchio senza anima, senza ombra che dipinge di nero la mia identità. Uno specchio senza anima...come dire un'immagine senza volto, un occhio senza vista sullo sfondo di un paesaggio rubato alla fantasia. La birra è causa e al tempo stesso effetto di prigionia che diviene palpabile riscontro mentre accarezzo la morte delle potenzialità di un'altra sera spesa a ridere e fumare ornato di cavilli burocratici inerenti la mia esistenza. Paura e sfogo acclamano la mia venuta ma è ora di lasciarli soli al loro destino. Cori di monaci provengono da una chiesa antica vuota e sento dentro di me lamenti che non arrivano alle orecchie altrui. Gotico e arcaico è questo scenario come lugubri e affascinanti sono queste gite del cervello, pause che la mente si prende da me. E' chiaro che sia così: è stanca delle mie macchinazioni mnemoniche e chiude quindi per ferie i ragionamenti di un'idea che ha cessato di chiacchierare con le sue simili nel mio inconscio.Arrivederci e pianti amari sostengono questo progetto. Siamo frutti calpestati dal sole, marciti dalla nebbia e mangiati dalla quotidianità.
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mercoledì, 16 giugno 2004

L'odio di Joy.

Salve, equilibristi del tempo. Gettato su di un pavimento penso su di sogni imbalsamati dalla mia volontà: il vagito lamentoso di un cane in pena, lo scarabocchio sofferente di una penna senza più inchiostro. E inizio ad odiare...! La paura di rivedere lei nascostami da lunghe braccia straniere non mi aiuta certamente a riscaldare questa nuvola bagnata che vaga nel cielo oscurato della notte. Non capisco quanto male posso contenere dentro di me e certamente non starò qui a calcolare la capienza del mio sentimento. Quello che cerco non è una compagna che mi baci per tutta la notte chiedendomi incessantemente sesso gratuito nè tantomeno addossarmi l'amore di qualche donna uscita fuori dalle orbite della follia. Tutto ciò non fa per me e me ne tengo debitamente lontano emettendo ultrasuoni depressivi, input di una luna che cala dolcemente su di un foglio bianco. Quello che desidero è copulare furbescamente con la notte puttana, farle del male e soggiogarla ai miei voleri, legando le sue stelle a questo barlume tenebroso. Dentro di me sento un rullante tenere il ritmo della vita ma il cuore, stranamente pensieroso, cessa di battere ad ogni parvenza di odio...dovrei essere morto e sepolto nell'asfalto, come lapide nel cielo, come epitaffio scolpito nel sole. Invece sono qui, scalfitura nella luna, circumnavigando pensieri che non sono miei e paure che maldettamente mi appartengono. Dove sei mentre ti cerco? Dove alloggi la tua scaltrezza? Puttana dai lineamenti pacati, indicibile fragranza di un'alcova ormai dimenticata, tutto ciò mi sembra essere la tomba del nostro amore e tu, che custodisci le chiavi di questo quotidiano cimitero, sotterri le mie ansie con risposte mezze vere e paure mezze false. Paura e odio si baciano senza accorgersene e pazzia ostenta la feroce malattia di una notte puttana che offre il suo corpo anche a chi non apprezza la seduzione del buio. Odio l'amore e amo l'odio: incompatibilità di sensazioni che nella mia persona giungono allo scontro finale. Ma l'unica vera vittima non sono io....no,sono troppo intento a scacciare i fantasmi dalla mia mente. Fantasmi notturni che paura non hanno di questa realtà.
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mercoledì, 16 giugno 2004

Serranda serrata

Delusione totale di un'altra sera che porta via con sè aliti di vento gettati sulla strada. Orgasmo mal riuscito di un amore evirato e gente buttata su fuochi ristoratori. Adoro questa fragranza di tristezza che vaga per i miei sensi confondendosi con l'acre sapore del dolore e subisco una violenza carnale se sento mancare la forza irrispettosa delle labbra di lei che mi dicono di tacere. Gli occhi mi bruciano e scappo per strade e vicoli malfamati, pieni di immondizia e filosofia; le stelle indicano la via verso il nulla e non so quanto sia conveniente lasciarsi trasportare dal loro moto ondoso nebulare. Piango e mi rivolgo ad un albero chiedendogli la via ma il suo insaziabile silenzio divora le mie irrisorie speranze. Mi ritrovo in un sogno formato automobile e vado al massimo, sento quasi l'adrenalina bagnare le mie iridi ed il cuore emettere sentenze di morte. Sto volando sull'asfalto, davvero! Non mi ero accorto di quanto freddo sia l'asfalto nelle ore notturne. Volo, ansimo nell'aria e cerco di respirare, senza tregua e con una totale mancanza di pause. La notte è anche questa. Sudicio e irriverente ora sono ricoperto da mille lenzuola di oscurità e rimbomba la mia testa di note esagitate. I fantasmi di cui temo l'esistenza si rivelano essere frammenti di sogni dimenticati ed umidi, parecchio intrisi di incubi originali. Ora svezzo la mia fantasia e magari la faccio addormentare con questa metallica litanìa. Toh, una rima involontaria decreta l'illusione di questa ennesima catena solitaria.

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