domenica, 23 gennaio 2005

Vorrei conoscerti. E toccarti ancora. Per veder vibrare nell’aria la tua essenza. Mi fai compagnia nei sogni molesti e mi abbandoni non appena il sole si affaccia sul mio volto. Sei sogno e realtà, illusione e fantasia. Ma sei sempre fugace. Scappi da me, amica mia. Amore mio. Sentimento di una vita futura. Io non ti comprendo più, sai. Mi lasci sempre con l’amaro in bocca e dovermi svegliare per abbandonarti mi reca stati ansiosi. Hai capelli castani ed occhi verdi e ti getti fra le mie braccia, mentre le tue iridi lucide mi parlano nel silenzio di noi che ci muoviamo fra le lenzuola. Non c’è musica che ritma i nostri amplessi, non vi è il vento a scuotere i tuoi capelli. Solo noi ci muoviamo, quasi impacciati, nei nostri ricordi.

Una volta ti presentasti da me con i capelli corvini, uno sguardo perso nelle onde del mare in cui mi stavi portando e la tua bocca vicina al mio viso che sussurrava domande senza risposta. Ricordi, Tati? Ricordi quando mi hai visitato nella notte, in una stanza a me estranea di Roma? Il risveglio fu precoce ma placato. Dentro di me riuscivo a sentire ancora le onde che con svogliatezza morivano sulla spiaggia. La sabbia era il nostro unico lenzuolo e tu mi tenevi un braccio intrecciato fra le mani. Lo so, era solo un sogno, ma tu mi emozionavi lo stesso. Nel sonno e nel risveglio! Il tuo sguardo non avrebbe avuto eguali, nella realtà. E non aveva rivali in quell’onirica visione. Assorta nei dubbi che ti suscitavo, pensavi a perderti nell’orizzonte, mentre il sole calava in lontananza, dolcemente riposto dalle increspature di un mare che stento a riconoscere. Tati. Ricordi cosa dicesti, senza paura e con estrema dolcezza? “Tu cosa mi puoi dare?”. Smisi di ammirare la tua bellezza, mentre il vento tentava senza successo di rubarti l’immortalità. I miei occhi calarono sulla tua testa, nei solchi scuri dei tuoi capelli. Senza interrogarmi abbastanza ricordo che ti risposi con una domanda:”Cosa ti aspetti da me?”. Il mare allora si prosciugò, mentre il mio corpo era immerso in candide stoffe. Di quel sabato mattina mi resta solo la tua immagine sognatrice. Ti amo lo stesso, sogno ingannatore.

postato da: Luachan alle ore 13:05 | Permalink |
categoria: