Allora, cosa ne pensate dei risultati di queste elezioni amministrative? I leader della Casa delle Libertà, Fini in testa, parlano di una sonora sconfitta o, per usare le parole del vice-premier, di “una batosta”. I vertici dell’Unione (o Ulivo, come preferite?) esultano dinanzi ai dati statistici, numerici e soprattutto politici che sono emersi dopo queste ultime votazioni. Berlusconi, dal canto suo, preferisce rifugiarsi nel silenzio ed additare i suoi alleati, AN e UDC in primis, come i principali responsabili di questa debàcle.
Non penso sia il luogo adatto per analizzare le ragioni di una sconfitta così eclatante da parte del centrodestra. Però voglio trarre le mie conclusioni. Aspettando innanzi tutto le votazioni qui in Basilicata che, a scanso di sorprese, dovrebbero vedere vincitore il candidato di centrosinistra, mi pare evidente che la nostra “destra” abbia fallito in più punti. Tralascio le parti del contratto con gli italiani che qualche anno fa il presidente del Consiglio dei Ministri stipulò in diretta televisiva con la nazione. La destra italiana è in profonda crisi culturale ed ideologica e, cosa dolente, ancora indietro, conservatrice per forza, rispetto al “nemico” Ulivo.
Qualche tempo fa, in una delle riunioni del comitato redazionale di Liberalia Magazine, uno dei miei colleghi propose di trattare un argomento molto interessante, ossia il perché della mancanza di una cultura di destra. A dire il vero aspetto ancora con ansia questo suo articolo, ma tento di dare una spiegazione a questo flop culturale. I punti cruciali della sconfitta della CdL sono riassumibili, a parer mio, in questo schema-elenco:
-Partecipazione del governo italiano alla guerra in Iraq(la gente un po’ si è rotta di assistere a scene di quotidiana violenza);
-Sensibilità laica pressoché inesistente nelle questioni inerenti l’etica medica ed esistenziale (cellule staminali, fecondazione assistita, prostituzione…);
-Mancanza di credibilità e serietà da parte del premier (occorre elencarne i motivi?);
-Impegno scarno, quasi assente direi, nel campo del sociale;
-Perdita del prestigio internazionale dell’Italia e della sua cultura (abbiamo avuto per anni la presunzione di dichiararci “popolo” senza mai pensare ai “popoli” italici che noi lucani, campani, lombardi, veneti eccetera eccetera siamo);
-Schierarsi con la Lega (benché io stesso condivida alcune idee del partito di Bossi);
-Dare della CdL un’immagine distante, troppo rigida e formale (tolte le varie bandane o le foto di gruppo con tanto corna, che ci possono pure stare), così diversa dalla vita quotidiana dell’italiano medio.
Certo, a molti di voi la mia analisi sembrerà banale e semplicistica. In effetti lo è! Ogni regione ha una storia a sé e non ho il tempo, né la voglia, di studiare le varie condizioni politiche, economiche e sociali delle regioni italiane. Una domanda però la voglio porgere a chi si occupa o capisce più di me la politica: ma ‘sta cultura di destra esiste o aveva ragione quel mio collega quando diceva che è impossibile creare una cultura del genere?